Il “dono delle lingue”



Il “dono delle lingue” (Glossolalia)

Le prime comunità cristiane esercitavano abbondantemente i carismi, tanto che San Paolo, nella lettera ai Corinzi, si vede costretto a richiamare l’ordine nell’uso dei doni spirituali, esortando, prima d’ogni altra cosa, ad aspirare alla profonda conversione del cuore (1 Cor Cap.13) per usufruirne in modo corretto.
Degli innumerevoli carismi il dono delle lingue sembra essere il più comune; oggi molto diffuso nelle celebrazioni ed incontri di preghiera del Rinnovamento.
Possono essere vere lingue attuali o morte, o semplicemente il desiderio dell’anima, che si esprime sotto il forte impulso dello Spirito Santo, emergendo con espressioni incomprensibili.
E’ una sensazione profonda e coinvolgente che sfugge alla ragione e ad ogni sua razionalità; è come se dentro di noi si sprigionasse una sorgente che scaturisce riversandosi nell’armonia della preghiera adorante per elevarsi verso Dio. Questa forma di preghiera è libera, piena di una strana, dolce forza che pervade, penetra tutt’intorno, e si unisce a quella dei fratelli divenendo una sola armonia pur restando unica, diversa dalle altre nelle sue note e parole, che si espandono, mentre la mente riceve il dono di questa preghiera sconosciuta, ma vibrante di pace, poichè l’amore di Dio, in essa si esprime.
E’ un dono personale che aiuta ed incentiva la preghiera, la lode, rivolta al Signore e a Lui solo rende gloria; può essere preghiera d’intercessione per guarigioni, liberazioni e crea un movimento di conversione, visto che è lo stesso Spirito Santo ad intercedere per noi.
La Chiesa nascente, nel giorno di Pentecoste, ha iniziato la prima evangelizzazione proprio con “il dono delle lingue”, subito seguito dal discorso di Pietro, e molti dei presenti, circa tremila persone, si convertirono e si fecero battezzare (cfr At 2, 1-41). Sono davvero molteplici le testimonianze di questo dono che troviamo nella Bibbia, come ad esempio in Casa di Cornelio: mentre Pietro predicava vide che anche sopra i pagani era sceso il dono dello Spirito; li sentì, infatti, parlare in lingue e glorificare Iddio e così diede loro il Battesimo, visto che lo Spirito Santo lo aveva preceduto (cfr At 10, 44-48).  “Il dono delle lingue” è uno degli innumerevoli carismi donati alla Chiesa, cioè ad ogni singolo credente, per l’edificazione e il bene comune nella continua effusione dello Spirito Santo ed avere, così, un’intensa e fraterna comunione, in forza della promessa di Gesù: “Ecco, Io sono con voi tutti giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28, 20) – “E questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno i demoni, parleranno lingue nuove, ..” (Mc 16, 17)
Padre Raniero Cantalamessa, nel suo libro “Il soffio dello Spirito” (pag.62-63) Edizione San Paolo, scrive in proposito:

La “Glossolalia” è un termine greco che significa “parlare in lingue” e che, nel linguaggio del Nuovo Testamento, ha un senso ben preciso: significa che, mosse dallo Spirito Santo, una o più persone emettono suoni non codificati in un particolare linguaggio.
Quando parliamo, facciamo funzionare una specie di casellario che procede per parole e concetti: se queste strutture sintattico-linguistiche si “rompono” per l’irruzione dello Spirito, resta ciò che Sant’Agostino chiamava il “giubilo”, cioè l’emissione di suoni che esprimono uno stato d’animo, ma che non rappresentano concetti razionali.
Di fatto, un senso importante di questo carisma è che, mentre alcuni esprimono suoni sotto questo forte influsso dello Spirito, il resto della comunità percepisce che Dio è presente e vuole dire qualcosa.
Questo spiega perchè San Paolo sottolinea che la glossolalia non si dovrebbe mai esercitare, almeno in pubblico, senza qualcun altro che abbia il dono dell’interpretazione delle lingue, cioè che sia capace di formulare un messaggio, per esempio una parola biblica, che possa essere percepito dai presenti come una specie di traduzione razionale di quel parlare in lingue.
Quando questo dono è esercitato nelle comunità da più persone, ha un’autorità evidente e immediata capacità di fondere le voci e unire l’assemblea in un unico cuore.
Perciò ritengo impossibile farsi un’idea della glossolalia senza vederla ed esserne coinvolti durante un incontro di preghiera carismatica: soltanto così se ne percepisce allo stesso tempo la semplicità e la potenza, specie nella forma del “canto in lingue”

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