Messa carismatica



Per prima cosa va detto che è una Messa come ogni altra: stessa liturgia, stessi sacerdoti, stessa Eucaristia.
Allora nasce spontanea la domanda: “Perchè la definizione carismatica?”.
E’ presto detto: la celebrazione è preceduta da canti di lode ed invocazioni allo Spirito Santo, intervallati da insegnamenti e preghiere spontanee, affinchè la presenza di Gesù si manifesti nei cuori per abbandonarsi a Lui ed è proprio nella continua acclamazione di  “Gesù è il Signore!” che tutti i presenti vivono l’ esperienza fervida e reale della Sua presenza, proprio come duemila anni fa, quando passava per le strade della Galilea e tutti lo osannavano.
Possiamo così porci nella condizione d’essere fra quelli che videro il Maestro, lo ascoltarono, testimoni di miracoli e segni grandiosi.
Come rimanere impassibili, distratti, chiusi in noi stessi, dopo averlo sentito parlare del Regno di Dio e di tante meraviglie?
Accorrevano a migliaia alla Sua presenza, uomini e donne; non sentivano né stanchezza né fame: era Colui che comandava alla tempesta, guariva i malati, scacciava i demoni, parlava dell’Amore del Padre ed a Lui dava gloria.
Oggi, nelle nostre assemblee e adunanze di preghiera, anche nelle celebrazioni eucaristiche, c’è Gesù?
Certo che c’è Gesù, ma nessuno lo vede!
Lui passa tra l’indifferenza comune e così, come a Nazareth, non può compiere le sue opere per la nostra tiepidezza.
Infatti, la noia e tutti i nostri problemi non danno spazio alla pace, alla gioia e all’ amore che Gesù porta sempre con sè.
Gesù non è cambiato, è lo stesso, ieri, oggi, domani e sempre.
Allora nasce la necessità di liberarci da schemi che non ci appartengono; il cristiano è abitato da Dio, quindi a Lui deve rendere gloria ed ecco, dunque, le braccia alzate in segno d’offerta, nel gesto di accogliere la potenza dello Spirito Santo.
La Chiesa nascente pregava così.
Gesù e Maria non contenevano certo la loro gioia nel rivolgersi al Padre e chissà quante volte Maria ha danzato al Suo Dio!
E Gesù nell’annunziare la Buona Novella della salvezza, non poteva che riversare gioia nel suo popolo.
La preghiera non è solo di labbra, poichè tutto il nostro essere, anima e corpo, appartiene a Dio; quindi, tutto in noi si trasforma in gloria a Lui che si manifesta anche con la gestualità semplice e spontanea della pura gioia, difficile da contenere se ci sentiamo realmente alla presenza del Signore.
La definizione “carismatica” è dovuta al modo di pregare.
Abbiamo accennato che durante il tempo di preghiera che precede la Messa si apre il cuore per accogliere Gesù con i suoi doni e le trasformazioni che vorrà operare in noi e quando il cuore si apre a Lui per opera di quell’amore che sentiamo crescere, quel fuoco che tutti abbiamo, anche se sotto molta cenere, ma che possiamo nuovamente alimentare, è lo Spirito Santo, l’Amore del Padre e del Figlio che si effonde sulla Sua Chiesa orante.
Allora la preghiera è viva, nasce spontanea con desiderio di rendimento di grazie e l’abbandono è grande.
San Paolo assicura che nessuno può affermare che Gesù e il Signore se non gli è dato dallo Spirito Santo.
Carismatici vuol dire, mossi dallo Spirito e tutto avviene in funzione di questa forza interiore.
Durante la celebrazione Eucaristica Gesù si manifesta in mezzo al suo popolo consolando, ammaestrando, guarendo, perchè siamo stati resi capaci di “vedere” e “sentire”; ogni parola che è proclamata durante la messa, o nei vari insegnamenti, cala in noi e prende vita fino a trasfigurarci e così un “Gesù in mezzo a noi” diventa un “Gesù dentro di noi”.
Carismatico è una parola che appartiene a tutti i cristiani, poichè l’ardore dello Spirito Santo dona loro il desiderio inestinguibile di Dio fino a poter dire come l’apostolo Paolo: “Sono io che vivo? No, non più io, ma Cristo vive in me”.
E dove non c’è spontaneità, appartenenza, gioia, condivisione, amore, vuol dire che ancora Gesù è chiuso fuori.
Infatti, di Gesù, non basta sentirne parlare, conoscere ciò che ha detto o fatto.
Per professarsi davvero cristiani bisogna essere prima d’ogni cosa testimoni, quindi per conoscere la ragione della nostra fede è necessario aver avuto l’incontro personale con Gesù e vedere così le sue opere che mostrano il Padre, che nessuno conosce, se non il Figlio.
Egli le rivela per l’azione stupenda dello Spirito Santo, che ci usa donandoci i suoi carismi per il bene comune, affinchè il fratello che si avvicina veda ancor oggi, tra noi, Gesù risorto e possa udire la sua voce come tenera carezza dirgli:  “Io, il Re dei re, ti aspettavo, aspettavo proprio te, da sempre!”
Così, dolcemente, si trasforma in noi il sentimento: “un Dio lontano” pronto a giudicarci, quasi estraneo alla vicenda umana, diventa “un Dio Amico, Fratello e Padre” unito intimamente alla nostra stessa natura, tanto da offrirsi a noi donandoci tutto, tutto sè stesso.

(Daniela Romano)

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