don Serafino Falvo



Note biografiche di don Serafino Falvo

Don Serafino è nato ad Amato (CZ) il 17 novembre 1918.

Sentendo la vocazione al sacerdozio, fin da giovane ha studiato presso i Salesiani di Gaeta e poi è entrato nel Seminario Pontificio di Reggio Calabria.
E’ stato ordinato sacerdote il 15 luglio 1945 nella diocesi di Lamezia Terme, dove ha svolto l’attività di parroco.
Attratto dall’idea missionaria, gli è stato affidato il compito di “cappellano degli emigranti italiani” in Inghilterra, e poi, per dieci anni, ha svolto l’importante incarico di Cappellano di bordo sulle navi crociera nel mare dei Carabi. Durante questo ultimo periodo ha vissuto in America l’esperienza del Rinnovamento Carismatico, e il fuoco dello Spirito Santo lo ha usato, come parroco del mondo, per far riscoprire ai cristiani i valori della Pentecoste.
Ha dato inizio alla sua missione carismatica nella diocesi di Fiesole e precisamente nel 1981 presso il Santuario della Madonna del Sasso, ove fondò la prima comunità carismatica “Gesù Amore”.
Aumentando il numero dei fedeli, lo Spirito Santo gli ispirò a cercare un ambiente più grande che la Divina Provvidenza gli fece trovare nel 1989 in località “Massolina di Pelago” sulla via Aretina.
Anche qui i locali si dimostrarono piccoli per cui il Signore Gesù ha allargato le sue “tende” che si sono riempite di migliaia di persone che hanno trovato sempre conforto, salute e crescita nella fede, grazie alle preghiere carismatiche di questo sacerdote apostolo dei nostri tempi.

Due giorni dopo la nascita al cielo di don Serafino, il vescovo S.E. Mons. Luciano Giovanetti, nella sua omelia, ha detto:

Casa di Preghiera “Gesù Amore”
giovedì 4 aprile 2002
Saluto di commiato a don Serafino

Nel nostro volto e nel nostro cuore c’è tristezza, la tristezza della dipartita di una persona cara, un sacerdote caro, il nostro don Serafino.
Anche il Vescovo sente questa tristezza pensando ai ventuno anni che don Serafino ha passato qui nella diocesi di Fiesole.
Sempre affettuoso nei confronti del Vescovo, sempre attento ai suoi consigli, sempre obbediente ai suoi ordini, nei momenti facili come nei momenti difficili.
C’e dolore in tante persone che lo hanno conosciuto, stimato, amato.
E questo dolore è naturale, anzi noi cristiani sentiamo forte il dolore di una separazione perchè l’ha sentito anche Gesù, il quale ha pianto per la morte dell’amico Lazzaro.
Ma questo nostro dolore non può impedire la gioia, perchè sentiamo le parole rivolte a noi dal Signore “Non sapevate che il Cristo bisognava sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?”
Noi sappiamo bene che il mistero della Pasqua del Signore è un mistero indivisibile; troppe volte noi tentiamo di separarlo: o prendiamo solamente il Cristo risorto o prendiamo solamente il Cristo crocifisso.
Gesù risorto porta in sè impressi per l’eternità i segni gloriosi della sua passione, della sua morte, per ricordarci che la gioia, la gloria della resurrezione deve necessariamente passare attraverso il mistero della Croce, per ricordarci che la croce non è fine a se stessa, non è l’ultima tappa della nostra esistenza, ma noi siamo chiamati alla vita eterna.
Perciò don Serafino partecipa della gloria del Cristo risorto e del mistero della comunione dei santi; noi sappiamo che egli è vivo, che egli continua ad essere presente in mezzo a noi.
Lungo il cammino Gesù spiegò ai due discepoli le sacre scritture, cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le scritture ciò che si riferiva a lui.
Veramente, Gesù ripete ogni istante della sua vita terrena: “Lo Spirito del Signore è su di me, per questo mi ha mandato ad evangelizzare i poveri”.
Queste parole di Gesù sono così ricche, sono così piene che si scioglie la tristezza nei due discepoli, tanto è vero che potranno dirsi l’un l’altro “Non ardeva il nostro cuore mentre Gesù parlava con noi lungo la strada?
Miei cari fratelli e sorelle, deve essere sempre così ogniqualvolta noi ascoltiamo la parola di Dio, perchè nella parola di Dio, Gesù è realmente presente, Gesù continua sempre a parlare a noi, ci fa sentire la sua voce e vuole che il nostro cuore sia un cuore che si scioglie, un cuore che si riscalda.
E Gesù oggi continua ad essere parola viva in mezzo a noi mediante l’annuncio che di questa parola viene fatto.
Don Serafino è stato un grande annunciatore della parola di Dio, ha avuto la passione dell’incontro con Gesù vivo nella parola e ha sentito questo grande ardore di comunicare con gli scritti, con la sua voce, la parola di Dio.
E noi tante volte abbiamo avuto la gioia di poterlo ascoltare.
E anche nella predicazione, nell’insegnamento di don Serafino possiamo ripetere “Non ardeva il nostro cuore mentre don Serafino parlava con noi lungo la strada?” E’ l’esperienza, la storia di tante persone.
Ma don Serafino riscaldava i cuori perchè lui stesso era una parola vivente.
Oggi c’è come uno spreco di parole, c’è un’inflazione di parole e di immagini.
Sono molti importanti le parole viventi, quelle parole che attingono continuamente a quell’acqua fresca che è la parola di Dio, la fanno diventare vita della loro vita, e la sanno comunicare ai fratelli.
E anche ciascun di noi sia una parola vivente per il fratello, che anche incontrando noi possa dire “Non ardeva il nostro cuore mentre quel Vescovo, quel sacerdote, quel cristiano, parlava con noi lungo la strada?
Una volta che il cuore dei due discepoli è stato riscaldato dalla parola di vita, dal loro cuore sgorga una preghiera semplice ed essenziale “Resta con noi Signore, perchè si fa sera e il giorno ormai volge al declino”.
C’è tanta sera, c’è tanta notte, tanto buio nel cuore degli uomini, nel cuore dell’umanità.
Basta pensare quello che accade in questi istanti, in questi momenti, nella terra di Gesù, che ci rendiamo conto di questo.
Appunto perchè c’è tanto buio deve uscire dal nostro cuore questa ardente preghiera: “Resta con noi, Signore”.
Cosa sarebbe la nostra vita, se Gesù non fosse presente in mezzo a noi? Quale risposta potremo dare agli interrogativi che ci sono nel nostro cuore: “Da dove veniamo?”, “Dove andiamo?”, “Dove attingere la gioia?”, “Perchè il dolore?”,
“Cosa ci attende dopo questa esistenza terrena?” L’unica risposta piena ed esauriente viene da Gesù, luce del mondo. Gesù accoglie volentieri questa preghiera e si mette a cena con i due discepoli, ed essi lo riconobbero nello spezzare il pane.
Gesù prese il pane e lo spezzò, e il gesto della sua cena è il gesto della celebrazione dell’Eucaristia.
Gesù è il pane spezzato, pane donato per la salvezza del mondo; .. nessuno ha un amore più grande di chi dà la vita per i propri amici.
Noi facciamo comunione con Gesù, per diventare insieme con lui un pane spezzato.
Don Serafino nella sua ordinazione sacerdotale ebbe il grande mandato di poter celebrare la Divina Eucaristia, presiedere la celebrazione della Santissima Eucaristia.
Il Vescovo pose nelle sue mani il pane e il calice col vino e disse parole che rimasero impresse in modo indelebile nella sua vita: ” Renditi conto di ciò che farai.
Vivi il mistero che è posto nelle tue mani”.
Al vertice del suo annunzio della parola, don Serafino ha posto sempre la celebrazione della Santissima Eucaristia, celebrata sempre con grande fervore, celebrata sempre con grande amore; lui stesso è diventato un pane spezzato, spendendo tutta la sua vita per Gesù Cristo e per i fratelli.
Infatti, quali erano gli interessi di don Serafino?
Erano solamente quelli di Gesù Cristo, quelli della Chiesa, quelli della salvezza degli uomini.
Quindi noi sentiamo questa profonda gratitudine a don Serafino, per aver speso tutte le sue energie, per aver speso tutta la sua vita, per annunciare, con la predicazione e con la celebrazione dei divini misteri, Cristo risorto, realmente presente in mezzo a noi.
E così accogliendo il suo messaggio, anche noi vogliamo essere un pane donato, un pane spezzato, a gloria di nostro Signor Gesù Cristo e al servizio dei nostri fratelli.
E così celebrando la divina eucaristia, celebrando i funerali del nostro carissimo don Serafino, anche noi vogliamo poi tornare per le strade del mondo e ripetere: “Davvero il Signore è risorto!”.
Un filosofo, che è all’origine di tanti mali della società moderna, agli inizi del secolo, la domenica, si recava alle porte delle chiese e diceva : “Questi cristiani dicono di aver incontrato il Risorto, guardiamo se è vero”. Poi, forse maliziosamente, scuoteva la testa e diceva: “Questi cristiani non hanno incontrato nessuno”.
Questo non si può dire di don Serafino.
Don Serafino ha incontrato un Gesù vivo, realmente presente in mezzo a noi.
Don Serafino ha comunicato, ha annunziato un Gesù vivo, realmente presente in mezzo a noi.
Ci conceda lo Spirito Santo la grazia del nostro incontro con il Risorto, con Colui che ha detto: “Io sono la resurrezione e la vita. Chi crede in me, anche se morto, vivrà”

Vedi anche:

Lettera a don Serafino Falvo

Don Alejandro Festa – Note biografiche